Lina Wertmuller. Travolti da un insolito talento

 

“Sono andata dritta per la mia strada, scegliendo sempre di fare quello che mi piaceva. Ho avuto un carattere forte, fin da piccola. Sono stata addirittura cacciata da undici scuole”, Lina Wertmuller.

 

 

Il prossimo 27 Ottobre, a Los Angeles, la regista cinematografica Lina Wertmuller riceverà l’Oscar alla carriera, l’Honorary Award.

Una carriera che corrisponde alla realizzazione di oltre trenta film. Nel 1976 la regista è stata la prima donna a ricevere la nomination per l’opera,” Pasqualino Settebellezze”. L’Honorary Award (il Premio d’onore) le verrà assegnato "per onorare la straordinaria distinzione nelle realizzazioni di una vita, i contributi eccezionali allo stato dell'arte e delle scienze del cinema, o per un servizio eccezionale reso all'Accademia".

Tutto ciò è il riconoscimento – giusto - ad una donna intelligente, ironica e dal carattere forte. Una professionista che dall’ età di 17 anni calca palcoscenici, set cinematografici e televisivi. Sì, la televisione.  E’ lei la regista di” Il giornalino di Gian Burrasca” (1964),una serie musicale con la cantante Rita Pavone. Serie tratta dal libro di Luigi Bertelli, alias “Vamba”, un classico della narrativa italiana per adolescenti.

In Italia vi sono molte registe. Film, documentari, opere per la televisione. Tuttavia, come dire, le donne registe, da gran parte degli addetti ai lavori, non sono mai messe alla pari con i registi: Antonioni, Bertolucci, Fellini, Visconti. Eppure le opere di Liliana Cavani, Lina Wertmuller, Francesca Archibugi, Cecilia Mangini e Costanza Quatriglio non sono delle opere inferiori o frutto del caso, di un momento di fortuna. Tali opere testimoniano sensibilità, preparazione, leadership. Già leadership, poiché dirigere un film equivale a guidare un’azienda, ad occuparsi di ogni aspetto e di ogni singola persona dal primo ciak al montaggio definitivo del film.

Lina Wertmuller ritiene che per le donne registe la strada è ancora in salita. Bisogna raggiungere la parità di genere nella critica e nella attenzione ad un percorso professionale. Basterebbe poco.

Lo scorso 14 Agosto Lina Wertmuller ha compiuto 91 anni. Il suo nome “intero” è: Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich. La regista appartiene ad una nobile famiglia svizzera. E forse, prendiamo la libertà di pensare, i titoli lunghi dei suoi film si richiamano, come retaggio, alla composizione del suo nome. Titoli poetici, unici: “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’Agosto”, “Peperoni ripieni e pesci in faccia”.

 

 

Concordiamo con la seguente lettura dell’opera cinematografica della regista: “I film di Lina Wertmüller, come già detto, hanno rappresentato in modo originale la società italiana, ma soprattutto il sessismo. Sembra chiaro che fra le sue tante missioni, Lina voleva svuotare il maschilismo del suo contenuto, mettendolo in ridicolo con le meravigliose macchiette di Giannini. Eppure, per molti il risultato è stato l’opposto. La fetta più retrograda e reazionaria della società italiana si è appropriata di alcune scene storiche e ne ha fatto il suo manifesto, senza coglierne l’ironia”.

Lina Wertmuller ha dichiarato: “Ho un certo gusto per il grottesco: distorcere la realtà è sempre stato il mio modo di raccontarla”.

Poco sopra abbiamo accennato alla leadership in ambito lavorativo. Ecco come si è descritta la regista: “Sul set comandavo io. Devi importi per farti ascoltare. Io gridavo e picchiavo”.

 I film di Lina Wertmuller sono una bella rappresentazione della società italiana. Una società un po’ bigotta. Alla società bigotta la regista ha contrapposto le storie (intrecciate) di donne e uomini, benestanti e operai, meridionali e settentrionali.  Storie controcorrente, autentiche. Storie raccontate da una donna che ha sempre cercato di “camminare dal lato assolato della strada”.

 

“Sono una persona curiosa e non mi sottraggo alle possibilità che la vita mi offre. Comunque, sono stato malissimo sia in America sia a Cannes. Ho provato sensazioni di disagio, di disadattamento. Non potrei mai e poi mai emigrare oltreoceano e il mercato del cinema che si vede ai Festival mi è estraneo”, Massimo Troisi.

 

 

Fonti:

https://www.iodonna.it/personaggi/2019/06/10/lina-wertmuller-un-oscar-alla-carriera-non-ho-mai-amato-i-premi-ma-questo-corro-a-prendermelo/ 

https://www.marieclaire.com/it/attualita/gossip/a23933052/lina-wertmuller-biografia-film-vita-privata/ 

https://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2019/06/03/oscar-alla-carriera-per-lina-wertmuller_WBfCScH51aeDJCFGfVnclJ.html

Massimo Troisi, “Il mondo intero proprio”, Mondadori, 1998, p.14

 

 

Per saperne di più:

Lina Wertmuller, Tutto a posto e niente in ordine, Mondadori, 2012, https://books.google.it/books/about/Tutto_a_posto_e_niente_in_ordine.html?id=dzgO894yw68C&source=kp_book_description&redir_esc=y

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