Lucrezia Borgia, III ed ultimo Atto: LEADERSHIP

 

Terzo ed ultimo atto della vita di Lucrezia.

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LEADERSHIP

Lucrezia è stata soprattutto una leader e forse la perdita nelle pieghe della storia di questa dimensione della sua vita è la più grave tra quelle che riguardano i Borgia. Abbiamo già accennato in un precedente episodio della rubrica al suo ruolo di Governatrice di Nepi. I Nepesini, che ancora la venerano e vegliano con occhio vivo sulla Rocca borgiana per non disperdere nulla del suo retaggio, sono legati a Lucrezia Borgia da un legame quasi sentimentale.

Poi è stata anche Governatrice di Spoleto, luogo nel quale si è definitivamente affermata come figura politica. Tanto da indurre il padre e il fratello Cesare a progettare le sue terze nozze con Alfonso d’Este, futuro Duca di Ferrara, discendente della dinastia regnante più antica della penisola. Un accordo matrimoniale tutt’altro che facile da costruire, date le ritrosie del Duca Ercole, estremamente scettico dinanzi alla prospettiva di ammettere in una casata tanto importante la figlia di un Papa, per giunta membro di una famiglia che aveva dato scandalo dal primo momento in cui si era affacciata a Roma. Tuttavia, il confine tra scandalo e rivoluzione è estremamente sottile nella storia dei Borgia e così Alessandro VI decise di fugare ogni dubbio di Ercole con un altro scandalo. Partito per un ritiro, affidò a Lucrezia il Vaticano in qualità di Reggente (naturalmente responsabile della sola amministrazione civile dello Stato Pontificio). Poco più che ventenne, sposata con un figlio, la giovane Borgia si trova a sedere, anche se solo per poche settimane, sul trono della istituzione più antica del mondo. Il tutto per mettere in evidenza le doti politiche che avrebbe potuto mettere a disposizione di Ferrara, una volta divenuta Duchessa. E naturalmente i Borgia hanno la meglio. Il matrimonio si farà e Lucrezia avrà la possibilità di vivere al sicuro il tramonto del suo casato. Il prezzo sarà altissimo: la lontananza da Roma, dalla famiglia, dall’adorato fratello il cui fato ancora tante angosce le provocherà.

Ma ciò che veramente ci lascia senza parole è l’audacia di questa donna, che, giovanissima accetta la sfida. E soprattutto la sua forza di volontà che le consente di andare oltre il giudizio degli altri, anche nelle situazioni più complesse.

Quella libertà e quel coraggio sono le prime doti che dobbiamo avere in questi giorni. Ci sarà sempre qualcosa per cui valga la pena lottare. Lucrezia torna alla vita dopo il dolore descrivibile solo con pianti, urla e lunghe preghiere per la morte del fratello perché sa che il suo compito non è finito. Che se sei forte come lei non hai il diritto di crollare, per quanto possa sembrare ingiusto. Devi pensare a chi è più debole e ha bisogno di te. Cesare è morto, ma ci sono i suoi figli che avranno ancora più bisogno d’amore e del racconto reale di chi era il loro padre (non quello diffuso a Roma dopo il tramonto della meteora borgiana).

Se appartieni alla classe privilegiata, devi metterti al servizio degli ultimi. Vivrà il resto della sua vita a fare la carità, Lucrezia. E alla fine, come se dovesse espiare tutti i peccati della sua famiglia affinché i suoi adorati parenti fossero assolti nel giudizio finale, morirà da terziaria francescana

Cosa imparare dunque da questa donna da mettere in pratica già oggi, in questo tempo amaro e fuori dall’ordinario?

Chi deve restare a casa si ricordi che quanta vita può esserci tra quei muri. Siate curiose, resilienti, prendete l’iniziativa. Appassionatevi a qualcosa di nuovo. Rinforzatevi, nel corpo e nello spirito: non lasciate che questa vicenda tiri fuori la parte peggiore di voi. Decidete di mettervi al servizio degli altri: fate compagnia al telefono alle persone sole e fragili, motivate i vostri figli a sorridere a questa vita che tornerà presto a essere piena di tutte quelle meravigliose opportunità che il viaggio dell’esistenza offre, fate volontariato digitale, aiutate a diffondere le notizie ufficiali delle istituzioni sul Coronavirus contrastando le fake news, siate portatrici di bellezza da infondere in ogni cosa.

A tutte le donne che invece sono in trincea, dagli ospedali ai supermercati, siete delle vere combattenti: il Paese cammina sulle vostre gambe. Siatene fiere. Passerà e godremo tutte insieme della libertà che avete lottato così duramente per restituire all’Italia.

 

Giulia Iacovelli

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